Human Centred Manufacturing

HCM

Nelle fabbriche del futuro le persone saranno la parte più importante, sarà, infatti, la centralità dell’essere umano a rendere le aziende più agili, flessibili e competitive.

I rapporti tra le persone in ambiente lavorativo cambieranno molto sia poiché sarà promossa una sempre crescente interazione tra persone (sia interne all’azienda che esterne alla stessa) sia poiché sarà presente un’interazione uomo-macchina che prima sostanzialmente non esisteva.

Si deve tenere presente che le macchine non avranno l’obiettivo di eliminare la presenza dell’uomo ma quello di affiancarlo in un’ottica di collaborazione.

Sarà essenziale l’uso di competenze personali e riuscire a realizzare un ambiente di lavoro sano, collaborativo, stimolante, collaborativo e molto interattivo.

Quello che accadrà sarà un passaggio da una logica task-centred a una logica human-centred.

Ci si è resi conto che l’eccellenza operativa è strettamente collegata sia alla adeguata progettazione del sistema tecnico sia dalla capacità degli uomini che operano in tale sistema; la carenza di attenzione che si è osservata in molti sistemi verso i fattori umani ha portato a bassa produttività, scarsa qualità, implementazioni inadeguate di tecnologie e processi, oltre a un elevato numero di infortuni tra gli operatori.

Oltre a questioni etiche, questi aspetti devono essere considerati anche come perdita economica dal punto di vista dell’azienda. Questi aspetti dovranno quindi essere valutati nel loro complesso e far parte del bagaglio di conoscenze e soluzioni aziendali, anche se la scelta delle possibili metriche per la valutazione non sono banali.

Possiamo asserire che sono presenti quattro aspetti fondamentali: percettivo, cognitivo, fisico e psicosociale che derivano dalla teoria dell’interazione uomo-macchina.

Dividendo un ciclo di produzione in: strategia, design di prodotto, design del sistema produttivo e produzione le metriche dovrebbero essere stabilite con attenzione nella seconda e terza fase da parte del management e applicate nell’ultima dagli operatori.

Già dalla fase di design di prodotto le specifiche dovrebbero essere chiare (pesi delle parti, difficoltà di assemblaggio, condizioni di sicurezza…) quindi dovrebbe essere relativamente semplice riuscire a strutturare procedure idonee, quello che risulta palese è che se si considerano i fattori umani come parte integrante del processo produttivo allora questi ultimi lo influenzano pesantemente e sono, inoltre, altamente variabili da azienda ad azienda (ad esempio a seconda del livello di automazione o addirittura a seconda del layout degli impianti etc).

Quando si parla di “human centred manufacturing” spesso si introduce il concetto di ergonomia.

L’ergonomia viene suddivisa in tre discipline distinte: ergonomia fisica, ergonomia cognitiva e ergonomia organizzativa.

L’ergonomia fisica è quella più conosciuta e riguarda l’anatomia umana, antropometrica, fisiologica e caratteristiche biomeccaniche. Anche questo aspetto non è stato finora adeguatamente considerato infatti il problema viene posto in svariati studi tra cui quella di Maura Mengoni in cui viene evidenziato che “Una scarsa attenzione ai fattori umani porta a posizioni innaturali e ad azioni pericolose eseguite dai lavoratori durante il lavoro, con conseguenti scarse performance, tempi di produzione più alti, maggior assenza dal lavoro, un aumento dei disordini muscoloscheletrici (MSD), con un grande impatto economico sia sulle aziende sia sulla società”.

L'ergonomia cognitiva riguarda “l'interazione tra il sistema cognitivo umano e gli strumenti per l'elaborazione di informazione.”È molto importante nello studio e nel miglioramento delle interfacce uomo-macchina, per fare un esempio semplice si può pensare ai vecchi sistemi che utilizzavo una procedura da linea di comando e quelli odierni che sfruttano un sistema ad icone. Un utente che deve utilizzare un nuovo programma dovrà essere in grado di farlo in maniera agevole e veloce, senza possibilmente avere stress aggiuntivi. Il problema delle interfacce è tutt’altro che banale e la loro progettazione non è affatto semplice, per poter progettare una interfaccia ergonomica dal punto di vista dell’utente vengono seguiti quattro principi:

- Comprensione dell'utente: devono essere chiare le caratteristiche e le attitudini dell’utente.

- Progettazione interattiva: deve essere coinvolto un campione rappresentativo dell’utenza.

- Misurazione costante:dei   risultati   conseguiti: gli utenti potenziali devono poter provare e valutare lo strumento in oggetto sin dalle prime fasi di progettazione.

- Progettazione iterativa:si deve procedere testando e misurando e riprogettare quando necessario in maniera ciclica fino all’ottenimento di un prodotto soddisfacente.

 

In un contesto di industria 4.0 incentrato su tecnologie e strumenti digitali questa componente dell’ergonomia acquisisce un’importanza fondamentale.

L'ergonomia organizzativa riguarda l’ottimizzazione dei sistemi sociotecnici, incluse le strutture organizzative e politiche. Il suo obiettivo è quello di armonizzare il completo sistema di lavoro e aumentare la soddisfazione e l’impegno dei dipendenti. Il sistema azienda non può essere considerato come un insieme sconnesso di varie entità, ma è formato da un insieme di elementi correlati tra loro, per questo motivo un intervento su una sua parte (ad esempio in seguito di una ristrutturazione aziendale) ha per forza influenza su tutto il sistema.

Esempi tipici di intervento sono:

- Coinvolgimento dei lavoratori nelle tematiche di risoluzioni di problemi ergonomici (ergonomia partecipativa)

- Ottimizzazione dei processi complessivi del sistema

- Analisi delle interazioni tra le varie attività (studiare come variano le attività se un’attività varia)

- Cercare di capire come poter motivare le persone che svolgono compiti non considerati da loro soddisfacenti.